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TC: amico o nemico?

Il TC (ovvero il Trusted Computing) è un argomento che sta facendo discutere e coinvolge le tecnologie del futuro. Sostanzialmente l’idea è di realizzare apparecchi elettronici (e non solo computer) fidati e affidabili per quanto riguarda l’autenticità sia della macchina che delle operazioni da essa svolte.

Il gioco di "fiducia" parte dal momento dell’accensione della macchina e quindi ancor prima del caricamento del sistema operativo stesso, per la presenza di un dispositivo denominato "Fritz Chip" (http://punto-informatico.it/p.asp?i=57461).

La gestione e l’autorizzazione delle operazioni e delle informazioni sul PC avverrebbe attraverso uno stretto gioco di hardware e software tanto che alcune operazioni a questo punto potrebbero essere negate per mancanza di un OK!

Qui comincia a presentarsi il dilemma e si apre il bivio sui favorevoli e sui contrari all’adozione di questa tecnologia. Da una parte l’obiettivo di difendere l’utente da eventuali processi non autorizzati all’interno della sua macchina offrendo una garanzia di sicurezza inespugnabile, dall’altra la difesa dell’utente nella propria libertà di scegliere personalmente cosa è opportuno o meno che vada in esecuzione nel proprio PC. A chi compete la valutazione e la decisione di concedere o impedire l’avvio di operazioni e programmi nei propri dispositivi elettronici?

Le posizioni chiaramente sono opposte e la bibliografia in merito non manca, men che meno mancherà con l’andare avanti nel tempo. A titolo di esempio il Trusted Computing è:
- sostenuto da molti produttori o difeso da chi vede nel problema un inutile allarmismo (http://punto-informatico.it/p.asp?i=58685);
- contrariato da chi vede nell’introduzione della nuova tecnologia l’avvento del Grande Fratello prospettato da Orwell in 1984 (http://www.no1984.org/ e http://punto-informatico.it/p.asp?i=58158).
- C'è poi chi offre indicazioni per poter riconoscere i prodotti liberi o coinvolti da questa tecnologia (http://punto-informatico.it/p.asp?i=58522).

Tra gli scenari possibili se ne prospetta anche uno di inaspettato che si lega alla particolare "robustezza" del sistema di protezione dei dati. Un malintenzionato potrebbe attaccare il sistema in maniera tale da renderlo "inutilizzabile" e concedere la facoltà al proprietario di utilizzarlo solo dopo aver soddisfatto un ricatto (http://punto-informatico.it/p.asp?i=58755).

Ma la minaccia di rendere "inutilizzabili i dati" potrebbe venire non da un malintenzionato, ma da chi concede il diritto. La cosa paradossale, come accaduto in Inghilterra, che il detentore si ritrova con un proprio diritto "distrutto ed inutilizzabile" a causa dei vincoli stringenti che si era creato, tanto da costituire un precedente di "cultura che uccide se stessa" (http://attivissimo.blogspot.com/2006/04/bbc-chiede-aiuto-ai-videopirati.html).

Potrebbero esserci poi anche situazioni paradossali: uno studente di informatica riuscirebbe a far girare il proprio esercizio di programmazione?
1. Se tutto va bene siamo fortunati: l'esercizio è corretto ed il programma funziona.
2. Per una questione di sicurezza il piccolo software che ha creato potrebbe non andare in esecuzione perché rischia di essere considerato una minaccia per l'intera umanità.
3. Il software creato contiene un piccolo bug che inaspettatamente colpisce la robustezza del sistema e non potrà più accedere al proprio PC.

 


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